il paese

 

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Il territorio comunale di San Cesario sul Panaro è situato nell’alta pianura modenese, sulla destra idrografica del fiume Panaro, che ne determina il confine ovest; si presenta allungato in senso nord-sud. Confina con il Comune di Spilamberto e Modena a ovest, con il Comune di Castelfranco Emilia a est e a nord e con il Comune di Savignano sul Panaro a sud.
Il territorio è sub-pianeggiante e si snoda in lunghezza per circa 11,5 km fra i confini nord e sud e circa 5,45 km nel punto di larghezza massima fra i confini est e ovest.

Le vie d'accesso utili a raggiungere il Comune di San Cesario sul Panaro sono principalmente l'A1, con uscita al casello di Modena Sud e la Strada Statale 9 Via Emilia, per chi proviene da Modena o da Bologna.

Distanza da Modena: 16 Km
Distanza da Bologna: 34 Km
Superficie: Kmq. 27,37

Altitudine: 33 metri sul livello del mare nella zona a nord - 77 metri sul livello del mare nella zona a sud
Confini: 
Nord: Castelfranco Emilia; Sud: Savignano sul Panaro; Est: Castelfranco Emilia; Ovest: Spilamberto e Modena
Frazioni: Sant'Anna, Altolà, Ponte Sant'Ambrogio

 

 

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Storia

San Cesario non è Vilzacara
Un tempo lontano, molto lontano si pensò che San Cesario sorse sulle rovine di Borgo Vilzacara, ma studiandoli su carte be distinte si denota una posizione ben distinta, situalti nello stesso territorio ma con confini distinti. L'antico nome Vilzaccara risale ai tempi Barbari.
Era una selva donata nell'825 dagli imperatori Ludovico il Pio e Lotario ai Monaci Nonantolani. Si pensa che Lantica Vilzacara facesse parte di Persiceta, eretta in ducato per gli Orsi di Ravenna da Luitprando, re dei Longobardi negli anni 726-728.
Nel X secolo passò sotto il dominio di Adalberto ed in seguito nel 899 sotto il controllo del Marchese Berengario poi Re D'Italia.
Il marchese destinò il territorio sancesarese a coltivazione, eresse una borgata e una cappella in onore di San Cesario.
Fù donato a Riprando, poi passò al conte Ugo e in seguito a Adalberto nell'anno 1021 per poi tornare agli eredi di Riprando, Ildebrando e Lanfanco Conte nel contado di Piacenza.
Il possesso della Corte di Vilzaccara si traferì per successione al Conte Guido, Riprando chierico della chiesa di Pavia e al Conte Adalberto, poi ai loro nipoti Guido e Ottone.
I nipoti scambiarono i territori con fondi piemontesi, in seguto il nome del castello e della chiesa di San Cesario si confuse con quello della corte di Vilzacara. Nel 1052 morto Bonifazio, Marchese di Toscana sua figlia Matilde entrò in possesso della Corte e di Tutte le terre fra Muzza e lo Scoltenna (Panaro).
Si trovano nuove mappe e si scopre che Spilamberto era parte di Vilzacara. Nel XV secolo fu concesso alla famiglia Boschetti il diritto di patronato, espropiando di fatto i Benedettini.

San Cesario di Terracina Martire


Nel giorno in cui la Chiesa commemora Tutti i Santi, ecco la vicenda di Cesario, legata al romano colle Palatino. Quando la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il Palatino, prima abitato dall'imperatore e dalla sua famiglia, restò vacante. Col tempo il luogo divenne un importante centro religioso cristiano. Vi furono costruite almeno due chiese: una di esse anziché essere dedicata a un martire romano, fu intitolata a Cesario, martire a Terracina, il quale godeva nei secoli del Basso Impero e del primo Medioevo di una certa celebrità. La scelta forse si deve al nome: Cesario, infatti, deriva da Cesare, e Cesare era l'appellativo degli Imperatori romani. Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari, e nella tradizione pagana, i Cesari venivano deificati, diventando oggetto di pubblico culto. Ma il cristianesimo rivoluzionò tutto: Cesario, non Cesare; santo cristiano, non imperatore divinizzato, ma testimone di Cristo; non uomo diventato idolo, ma martire per la sua fede. (Avv.)


Quando la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il colle del Palatino restò vacante del suo ospite più importante: l'Imperatore e la sua famiglia. E vacue restarono le grandi costruzioni sorte sopra quel colle e che costituivano un'unica, immensa magnifica casa: il Palatium, cioè la residenza imperiale. Ciò non vuol dire, però, che il colle Palatino diventasse di punto in bianco quell'immenso campo di rovine che oggi conosciamo. Per diversi secoli restò il centro dell'amministrazione civile dell'Urbe, e divenne anche - per quanto la cosa possa suonarci strana -un centro religioso di una certa importanza nella vita della Roma cristiana.
Vi furono costruite almeno due chiese: una esplorata dagli archeologi sessant'anni fa, risalirebbe al IV secolo, ad un'epoca cioè, nella quale gli Imperatori ancora risiedevano a Roma, ed erano convertiti al Cristianesimo.
Questa chiesa di grande antichità, inserita nella stessa residenza degli Imperatori, non era dedicata a un Martire romano, come ci si aspetterebbe. Era dedicata a un Martire di Terracina, San Cesario. Restò importante fino al VII secolo, quando ancora vi si svolgevano particolari cerimonie religioso-civili.
Ma come mai la chiesa " palatina " di Roma era dedicata a un Martire di Terracina? La cosa si spiega con la celebrità di cui San Cesario godeva nei secoli del Basso Impero e del primo Medioevo; una celebrità confermata dal fatto che vennero dedicate a questo Santo a Roma, anche altre chiese, santuari e monasteri. Una chiesa, esiste ancora: quella di San Cesario in Turri, presso le Terme di Caracalla.
Ma c'è un'altra ragione più sottile, che giustifica la scelta di San Cesario quale titolare della chiesa palatina. E la ragione è nel nome stesso del Martire. Cesario, infatti, è nome derivato da quello di Cesare, e Cesare, come si sa. era l'appellativo degli Imperatori romani.
Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari, e nella tradizione pagana, i Cesari, cioè gli Imperatori. venivano deificati, diventando oggetto di pubblico culto.
La prima e la più tenace polemica dei cristiani, a Roma e nell'Impero, fu quella contro la deificazione degli Imperatori, espressione tipica del Paganesimo di Stato. Migliaia di Martiri pagarono con il loro sangue il rifiuto di sacrificare davanti all'immagine dei Cesari, con gesto di adorazione dovuto soltanto a Dio.
Ecco perché, per soppiantare il culto pagano dei Cesari, venne scelto proprio un Santo di nome Cesario, al quale fu dedicata la chiesa sorta nello stesso palazzo imperiale. Cesario, non Cesare, Santo cristiano. non Imperatore divinizzato; testimone di Cristo e partecipe dei suoi meriti, non uomo diventato idolo grazie a una carica civile, seppure altissima.


Tratta da "San Cesario paese dell'acqua"  - AA.VV. ed. Il Fiorino


Che il territorio di S.Cesario sia stato abitato fin dalle più lontane epoche preistoriche è testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici che si sono susseguiti nel corso degli anni: indubbiamente il clima favorevole, la presenza del fiume Panaro, la possibilità di coltivare hanno da sempre richiamato insediamenti umani. Il rinvenimento di resti di capanne di età neolitica, di una necropoli eneolitica, di un villaggio terramaricolo, di reperti della cultura villanoviana e della civiltà etrusca, di monete e tombe galliche, di fondamenta di ville romane e infine di pozzi ripostiglio del tardo impero romano, stanno a dimostrare la presenza continua dell’uomo dal 5º o 6º millennio a.C. al 4º o 5º secolo d.C., anche se si tratta di insediamenti sparsi nella campagna, resa particolarmente fertile e produttiva in seguito alla centuriazione romana.

Nel secolo 5º, in seguito alle invasioni barbariche di cui sono una efficace testimonianza i pozzi ripostiglio nei quali i solerti agricoltori nascondevano i loro poveri “tesori” prima della loro fuga senza ritorno, i campi furono abbandonati e il terreno presto fu invaso da selve e paludi e si ridusse drasticamente la presenza umana.

Il primo toponimo legato al territorio è Vilzacara, probabile deformazione del latino “villa cacciaria” e viene citato in un documento nonantolano dell’anno 752 con cui il re longobardo Astolfo concede  ai monaci dell’Abbazia benedettina appena costituitasi, il diritto di passaggio attraverso la “selva di Vilzacara” situata a sud dei loro possedimenti.

Nell’anno 825, quando ai Longobardi sono subentrati i Franchi, tutta la selva viene donata dall’imperatore Lotario all’abbazia di Nonantola. Da notare però che da questo momento in poi, non si parla più solo di selva, ma di “corte” di Vilzacara, cioè luogo abitato da una comunità (forse già col suo luogo di culto); tale corte non fa parte della concessione di Lotario.

È proprio attraversando la selva di Vilzacara che l’8 luglio dell’anno 885 muore all’improvviso il papa Adriano III che sta recandosi alla dieta di Worms, per incontrare l’imperatore Carlo il Grosso, percorrendo l’unica via agibile del luogo (corrispondente all’attuale via Viazza). Ricoverato morente presso l’ospizio di S.Alberga (attuale località S.Bernardino) viene poi trasportato all’Abbazia di Nonantola dove tuttora è sepolto e venerato.

Nell’anno 1034 anche la corte di Vilzacara, dopo che nel 945 il marchese Berengario, futuro re d’Italia, l’aveva donata al suo vassallo Riprando, in seguito a scambi entra a far parte dei vasti possedimenti dei benedettini di Nonantola che sicuramente estendono anche qui la loro preziosa opera di bonifica e coltivazione del territorio.

È a questo periodo che si fa risalire la costruzione della grandiosa basilica romanica, sulla base di un preesistente luogo di culto, a testimoniare l’accresciuta importanza della comunità.

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Storia di Modena

Versione ufficiale

Colonia romana nel 183 a.C. (Cicerone la defini' citta' "floridissima"), Modena fece da teatro alla guerra tra Decimo Bruto e Marco Antonio (43 a.C.) che segno' l'ascesa di Ottaviano e la nascita del secondo Triumvirato.

Modena venne fondata nel III secolo a.C. dal popolo dei Celti e in seguito, come parte dell’Impero Romano, divenne un importante centro agricolo sulla Via Emilia.

Semidistrutta nel corso del IV secolo, abbandonata nei secoli V e VI a causa di guerre e alluvioni, la citta' risorse attorno all'episcopio e sotto il governo vescovile (secoli VIII-X) pote' godere di privilegi imperiali ed entrare nella sfera di influenza dei signori di Canossa. In questo clima inizio' la costruzione della Cattedrale (1099) e si registrarono le prime avvisaglie di governo cittadino che portarono alla Modena comunale (1135-1389).

Dopo il breve dominio mantovano nel 1289, gli Estensi governarono dal 1289 al 1306, dal 1336 al 1510 e tornarono nuovamente in citta' nel 1527, dopo un periodo di governo prima imperiale e poi papale. Gli anni della guida estense definirono un periodo di splendore in cui il nucleo urbano si ampliò e vennero tracciate le strade del centro storico secondo il “modello a scacchiera” della vicina Ferrara. Nel 1598 trasferirono la Corte da Ferrara a Modena, che divento' cosi' capitale e vide sorgere il nuovo Palazzo ducale (1634) e venne arricchita di numerosi edifici religiosi e civili che conferirono alla città un aspetto maestoso e solenne.

Nel 1796 entrarono in citta' le truppe francesi e diedero inizio ad un dominio che duro', tra alterne vicende, fino al 1814. Da quell'anno, i duchi austro-estensi Francesco IV e poi Francesco V governarono lo Stato fino al 1859. Decaduta la sovranita estense, la città entrò a far parte del Regno D'Italia.

Nel XIX secolo la dinastia austro-estense si impegnò nell’ammodernamento della città che, nel 1900, subì un cambiamento totale dell’assetto urbanistico con l’abbattimento della cinta muraria sostituita dalla circonvallazione alberata tuttora esistente.

Modena, con la sua provincia ricca di pievi e castelli romanici, è un vero gioiello artistico meta obbligata, per chi passa dall'Emilia Romagna, per ammirare un ottimo stile Romanico e gli edifici sorti sotto la casata degli Estensi. Edificio veramente unico è il Duomo, uno degli esempi di Romanico più illustri e completi che fu costruito nel 1099 su progetto dell'architetto Lanfranco. La facciata della chiesa è arricchita da tre portali e al centro si apre un bel rosone opera dei Campionesi.
Di particolare rilievo sono le opere scultoree dell'artista Wiligelmo che ben interpretano lo stile romanico. L'interno del Duomo è tutto da esplorare: dallo splendido pulpito trecentesco di Arrigo Campione, alla preziosa “Madonna della Pappa”, in terracotta, di Antonio Begarelli. Esternamente, a fianco delle tre absidi della chiesa, si erge la Torre della Ghirlandina, simbolo della città e, poco distante, il Museo lapidario del Duomo che raccoglie sculture e resti architettonici dell'antica cattedrale.
Altri edifici importanti sono: la Chiesa di San Pietro costruita nel 1476 in stile rinascimentale, la Chiesa di Sant'Agostino del 1663 con il suo bel soffitto a lacunari e il Palazzo Ducale, antica dimora degli Estensi che oggi è sede dell'Accademia Militare.
Importante anche l'antica Biblioteca dei Duchi d'Este, una delle più stimate biblioteche d'Italia per la sua raccolta di codici miniati e di capolavori come la Bibbia di Borso d'Este. Da visitare con cura i Musei Civici e la Galleria Estense con una delle più stimate collezioni d'arte italiane.

Modena è uno dei capoluoghi della provincia emiliana e una piacevole cittadina della Pianura Padana che sorge lungo la via Emilia. E’ conosciuta in tutto il mondo per la casa automobilistica Ferrari che ha sede nella vicina Maranello. E’ anche sede della più illustre Accademia Militare Italiana e gode di un elevato prestigio culturale grazie ai suoi beni artistici e culturali. Inoltre, Modena, è un attivo centro industriale agricolo-commerciale in continua espansione.
Per raggiungere Modena in auto si prende l’Autostrada A1 Milano-Roma con uscita a Modena oppure la Strada Statale 9 “Emilia”. La linea ferroviaria segue la rete autostradale e Modena è ben collegata e raggiungibile da tutte le parti d'Italia. Gli aeroprti di riferimento sono: l'Aeroporto “Marconi” di Bologna e l'Aeroporto “G. Verdi” di Parma.


Versione non ufficiale, ma altrettanto veritiera

Modena, allora chiamata "Mutina" è una città fondata dagli etruschi,fu riedificata al tempo dell' imperatore Costantino dopo essere stata saccheggiata dai goti e dai longobardi, rifiorì sotto il dominio di Carlomagno. (1226) con l'imperatore Federico II acquistò pieni diritti compreso quello della zecca, del quale poro fece uso solo sedici anni più tardi (1242).
Dopo essersi donati spontaneamente agli estensi,i cittadini stanchi del cattivo governo, nel 1306 li cacciarono governandosi da soli in forma repubblicana.Dopo sei anni dovettero subire la tirannia di Rinaldo Bonacolsi,signore diMantova.Quindi gli Estensi ritornarono col Marchese Obizzio III; ne lui ne i suoi successori coniarono monete.
Fu Ercole I salito al potere nel 1471che fece riaprire la zecca a lui successe Alfonso I nel 1505;papa Giulio II prima alleato di Alfonso poi nemico,mando ad occupare la città aprendo le porte alle armi pontificie;Giulio II la cedette poi all'imperatore Massimiliano I nel gennaio1513,che a sua volta la rivendette a papa Leone X.
A Leone X successe Adriano VI, era il 1522, poi Clemente VII che abbandono Modena a causa della presa di Roma(1527).Cosi' il Duca Alfonso poté recuperare il suo dominio. A lui successe il figlio Ercole II (1534), poi Alfonso II (1559) il quale,morto senza discendenti,dal suo testamento aveva nominato erede il cugino Cesare.Oppostasi la curia romana a questa successione,Cesare nel gennaio 1598 cedette Ferrara al papa Clemente VII e si ritiro cosi in Modena. A Cesare successe Alfonso III (1628) il quale rinunciò allo stato in favore del figlio    Francesco I. A costui successe il figlio Alfonso IV (1658) il quale ,morto in giovane età , lasciò la successione al figlio però,non essendo ancora maggiorenne dovette governare la madre Laura Martinozzo, fino a che il figlio Francesco II non compì il 18° anno d'età(1674).Gli successe al governo lo zio paterno Rinaldo il quale essendo Cardinale dovette deporre la porpora.
Dopo circa sette anni il Duca Rinaldo dovette scappare perché Modena fu  occupata dalle truppe francesi(1702) di Re Luigi XIV. Il Duca torno a governare Modena nel 1707 al quale dopo 30 anni gli successe il figlio Francesco III. Questo Duca dovette poi rifugiarsi a Venezia lasciando il suo Stato a causa della guerra di successione.Inizio così nel 1780 a governare suo figlio Ercole III, fino a quando, nel 1796 Modena non venne occupata dai francesi con Napoleone I,  il quale soppresse quasi tutte le zecche compresa quella di Modena. Caduto l'impero francese, Modena passò in mano a Maria Beatrice Ricciarda, la quale diede il dominio di Modena al figlio Francesco IV; a lui successe nel1846 Francesco V che a causa della guerra per l'indipendenza dovette abbandonare i suoi stati compreso Modena.(11 giugno 1859).
Né Francesco IV né Francesco V coniarono monete cosi la zecca di Modena fu chiusa definitivamente da Vittorio Emanuele II proclamato Re d'Italia, era il 24 agosto 1862.
Anche tutte le monete di Modena persero il loro corso legale.


Ecco un'altra versione, altrettanto veritiera

Fondata dagli Etruschi e civilizzata dai Romani, Modena offre il maestoso Duomo, dichiarato Patrimonio Universale dell'Umanità dall'Unesco assieme alla Piazza Grande e alla Ghirlandina.
Capitale dei motori e della buona tavola, Modena gode fama di città vivibile e a misura d'uomo.
Città di pianura, Modena è cresciuta con la messa in opera dei mattoni fatti del suo fango cotto, mattoni che ora si mostrano "a vista", ora - e più spesso - si nascondono sotto un intonaco tinteggiato di colori ricorrenti, che risentono della varietà di diverse gradazioni, ma ritornano con la costanza del motivo conduttore legato a un gusto radicato: giallo, rosa antico e soprattutto ocra.
Il mescolato riproporsi di queste tinte, tutte di tonalità molto calde, dà alla città un aspetto paciosamente accogliente. Il "colore di Modena" si coglie bene ad altezza d'occhi, girando nel mezzo delle strade, grazie all'isola pedonale del centro. Il turista che si lasci attrarre sotto i frequenti portici, esposto alle ricche fascinazioni delle vetrine, coglierà altre bellezze rispetto a quella sobria delle facciate degli edifici, cui frequenti tinteggiature non consentono nè d'invecchiare nè di conferire note di trascuratezza alle vie del centro.
Uno sguardo veloce alla pianta cittadina rende ragione di un altro fatto importante: il centro è cresciuto attorno alla via Emilia, seguendo il corso sinuoso dei canali; pertanto le strade non hanno la prospettiva solenne del rettifilo, bensì il gioco spesso variato della curva, che spezza la visuale, la "rimpicciolisce", riportandola ancora più a "misura d'uomo".
Ma per cogliere appieno Modena bisogna anche saper alzare lo sguardo, per poter notare lo sporgere dei cornicioni e il profilo dei tetti: l'irregolarità vivace del disegno di comignoli e altane, costruite alla buona, secondo l'estro o il bisogno, dimostra - nella non preoccupazione per la purezza delle linee - la presenza di una propensione all'aggiungere, o forse la volontà di trascrivere in tono minore e quotidiano il gusto medievale delle torri.
Gli anni ottanta sono stati per la città fervidi di restauri, che hanno spesso riguardato le pavimentazioni: Modena si coglie dunque in certe sue peculiarità anche osservando a terra.
L'intervento più impegnativo ha interessato Piazza Grande e Piazzetta Tassoni (attorno ai lati sud, est, nord del Duomo), in cui è stata realizzata una pavimentazione di ciottoli, del colore grigio uniforme che hanno i sassi portati giù dai monti dai fiumi modenesi: la loro utilizzazione ricorda con evidenza che Secchia e Panaro fanno di Modena una città di fiume.

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una scusa per girare Modena.

Itinerario Tassoni, Muratori... una scusa per girare Modena.

Da viale Tassoni, all'incrocio con Largo Moro (dove si trova, l'Istituto Tecnico F. Corni), raggiungerete il Palazzo dei Musei; potete entrare dall'ingresso secondario in V.le VittorioVeneto. Al 1° piano fate una capatina all'Archivio Storico Comunale potrete ammirare il gioiello nascosto di A.Tassoni ovvero il capolavoro de "La Secchia Rapita". Un corposo volume per niente tascabile.

Lasciate la Piazza S. Agostino, prendete via Ramazzini, via Voltone e vi troverete in Piazza della Pomposa, un luogo tranquillo adatto a un momento di sosta o di pausa. Ve lo consigliamo perché è molto grazioso Sedetevi sulle panchine poste ai lati della piazza e rilassatevi. In zona troverete pure molte pizzerie e bar, siamo in zona universitaria. Guardatevi attorno: vi sono case antiche con splendidi balconi fioriti. Al n° 89 troverete la casa del Tassoni, in stile settecentesco che, però, ha recuperato un modello di casa esistente a Modena nel Rinascimento. Qui il percorso Tassoniano si interseca con un percorso Muratoriano, in quanto sul retro della chiesa della Pomposa si scorge un'antichissima casa, ricca di storia perché apparteneva a Ludovico Antonio Muratori quasi sommersa da un intrico di alberi e di cespugli del giardino. Il complesso è L'AEDES MURATORIANA con il museo dove sono conservate le sue opere e la chiesa con la sua tomba. Questo grande studioso e storico(1672-1750) è l'artefice della raccolta di tutti i documenti, dati e informazioni relativi alla storia di Modena e dei Duchi d'Este e ai suoi tempi era considerato fra i maggiori storici europei.
Per via Nazario Sauro andate sulla via Emilia, sbucherete su una piazzetta dove vi è un monumento dedicato al Muratori, raggiungete la Piazza Torre e sotto la Ghirlandina troverete la statua del Tassoni. L'iscrizione riporta questa dedica: "Ad Alessandro Tassoni dopo due secoli. I concittadini. 1860"… era proprio ora che i modenesi si riconciliassero con questo simpatico eccentrico e straordinario poeta.
Poco più a destra vi è Piazza Grande: il palazzo imponente che la domina è il Palazzo Comunale. Iniziato nel medioevo, l'edificio é un insieme di palazzi sorti in epoche diverse, ristrutturati in un unico complesso nel 1700. É percorso da un portico di colonne marmoree realizzate da Raffaello Rinaldi, detto il Menia, nel 1600. In una vasta sala del suo interno il duca Francesco I fece erigere il Teatro della Spelta, un anfiteatro capace di contenere fino a tremila persone, utilizzato per le rappresentazioni piú importanti. Oggi non ne rimane traccia perché la Corte Estense di Francesco III lo restituí nel 1756 alla Comunitá, che lo demolí e vi eresse la "Nuova Dogana".
Nella facciata del palazzo spicca la Torre dell'Orologio, sorta dove si trovava l'arengario del popolo. Nel 1761 venne costruita la balaustra in marmo dell' Immacolata, la cui statua venne posta qui nel 1805, quando il Papa Pio VII, tornando dalla Francia, dove aveva incoronato imperatore Napoleone, sostó nella cittá. La statua é del '700 e in precedenza era situata nel Palazzo di S.Geminiano e S.Prospero (Palazzo Tagliazucchi).
La cupola ottagonale della torre é sormontata da una banderuola dalla cui asta sporgono un'angelo trombettiere e quattro maschere raffiguranti i venti.
Per ammirare la celebre "Secchia Rapita", cioè "il secchio" di legno conteso da bolognesi e modenesi e che ispirò ad Alessandro Tassoni il poema eroicomico, salite lo scalone principale: essa è gelosamente custodita nella saletta, detta "Camerino dei Confirmati". (Originariamente la "Secchia" era custodita nella torre della Ghirlandina. L'ultimo rapimento è avvenuto anni fa, da parte di un gruppo di fanatici goliardi bolognesi; ilComune ha pensato di trovarle un rifugio più sicuro! E nella Ghirlandina vi è una copia!). Visto che siamo in piazza diamo un'occhiata nell'angolo del palazzo comunale, dove si trova una statua consunta "La Bonessma" (Bonissima) che rappresenta una donna che ha fatto tanto bene ai poveri e ai bisognosi, ma qualche linguaccia ha insinuato fosse una donna che voleva farsi perdonare certi suoi difetti I modenesi hanno sempre amato questa statuetta, mettendola a simbolo del loro carattere, aperto e generoso e per niente conformista.
Uscendo dal Palazzo Comunale, avete davanti a voi la vista dell'abside del Duomo e della torre della Ghirlandina.
Fa parte dell'identità dei Modenesi.
Non tutti sanno che il DUOMO dal 6 Dicembre 1997 è patrimonio dell'umanità, infatti è entrato a far parte dei monumenti tutelati dall'UNESCO.
Andiamo in Corso Duomo, passando sul fianco della cattedrale, alzate un po' lo sguardo perché vi sono strani esseri raffigurati nei salienti del tetto, altorilievi detti "metope" rappresentanti per lo più figure quasi demoniache, il cui significato allegorico è andato perso nel tempo.
La prima da sinistra, raffigura un giovane acrobata, sorretto da una ragazza seduta ai suoi piedi (può anche rappresentare gli opposti bene e male); segue un ermafrodita con il busto di donna, a gambe divaricate. Questa metopa è anche chiamata "la potta di Modena" (nell'antichità gli ermafroditi erano visti come mostri, quindi è perfettamente credibile che tra le creature che hanno il compito di "difendere" il duomo, ve ne sia uno).
C'è poi un demone con testa ed ali d'aquila, che ancora conserva il suo aspetto maligno. L'ultima rappresenta un giovane che combatte un serpente piumato. Il Duomo è pieno di particolari strani che l'occhio distratto del passante non vede, alcuni di questi sono addirittura "osè"
Anche le porte, Regia e dei Principi, sono cesellate con una maestria che lascia a bocca aperta.
L'interno è stupendo, per gli spazi ben proporzionati, per lo stile sobrio, per i particolari raffinati e importanti (ma per capirlo io ho dovuto ritornarci da solo, con calma, per immergermi in una concentrazione che permettesse di osservare, scoprire e valutare questi particolari)
Essendo, con la Ghirlandina, il simbolo di Modena è un monumento importante, specie per la nostra scuola che è intestata all'architetto "LANFRANCO", artefice massimo di questa meraviglia
Su Corso Duomo, oltre alla stupenda facciata, si può notare il palazzo Arcivescovile proprio di fronte, e dove inizia via Canalchiaro due case medioevali che risaltano perché decorate in modo particolare.

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