Storia

San Cesario non è Vilzacara
Un tempo lontano, molto lontano si pensò che San Cesario sorse sulle rovine di Borgo Vilzacara, ma studiandoli su carte be distinte si denota una posizione ben distinta, situalti nello stesso territorio ma con confini distinti. L'antico nome Vilzaccara risale ai tempi Barbari.
Era una selva donata nell'825 dagli imperatori Ludovico il Pio e Lotario ai Monaci Nonantolani. Si pensa che Lantica Vilzacara facesse parte di Persiceta, eretta in ducato per gli Orsi di Ravenna da Luitprando, re dei Longobardi negli anni 726-728.
Nel X secolo passò sotto il dominio di Adalberto ed in seguito nel 899 sotto il controllo del Marchese Berengario poi Re D'Italia.
Il marchese destinò il territorio sancesarese a coltivazione, eresse una borgata e una cappella in onore di San Cesario.
Fù donato a Riprando, poi passò al conte Ugo e in seguito a Adalberto nell'anno 1021 per poi tornare agli eredi di Riprando, Ildebrando e Lanfanco Conte nel contado di Piacenza.
Il possesso della Corte di Vilzaccara si traferì per successione al Conte Guido, Riprando chierico della chiesa di Pavia e al Conte Adalberto, poi ai loro nipoti Guido e Ottone.
I nipoti scambiarono i territori con fondi piemontesi, in seguto il nome del castello e della chiesa di San Cesario si confuse con quello della corte di Vilzacara. Nel 1052 morto Bonifazio, Marchese di Toscana sua figlia Matilde entrò in possesso della Corte e di Tutte le terre fra Muzza e lo Scoltenna (Panaro).
Si trovano nuove mappe e si scopre che Spilamberto era parte di Vilzacara. Nel XV secolo fu concesso alla famiglia Boschetti il diritto di patronato, espropiando di fatto i Benedettini.

San Cesario di Terracina Martire


Nel giorno in cui la Chiesa commemora Tutti i Santi, ecco la vicenda di Cesario, legata al romano colle Palatino. Quando la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il Palatino, prima abitato dall'imperatore e dalla sua famiglia, restò vacante. Col tempo il luogo divenne un importante centro religioso cristiano. Vi furono costruite almeno due chiese: una di esse anziché essere dedicata a un martire romano, fu intitolata a Cesario, martire a Terracina, il quale godeva nei secoli del Basso Impero e del primo Medioevo di una certa celebrità. La scelta forse si deve al nome: Cesario, infatti, deriva da Cesare, e Cesare era l'appellativo degli Imperatori romani. Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari, e nella tradizione pagana, i Cesari venivano deificati, diventando oggetto di pubblico culto. Ma il cristianesimo rivoluzionò tutto: Cesario, non Cesare; santo cristiano, non imperatore divinizzato, ma testimone di Cristo; non uomo diventato idolo, ma martire per la sua fede. (Avv.)


Quando la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il colle del Palatino restò vacante del suo ospite più importante: l'Imperatore e la sua famiglia. E vacue restarono le grandi costruzioni sorte sopra quel colle e che costituivano un'unica, immensa magnifica casa: il Palatium, cioè la residenza imperiale. Ciò non vuol dire, però, che il colle Palatino diventasse di punto in bianco quell'immenso campo di rovine che oggi conosciamo. Per diversi secoli restò il centro dell'amministrazione civile dell'Urbe, e divenne anche - per quanto la cosa possa suonarci strana -un centro religioso di una certa importanza nella vita della Roma cristiana.
Vi furono costruite almeno due chiese: una esplorata dagli archeologi sessant'anni fa, risalirebbe al IV secolo, ad un'epoca cioè, nella quale gli Imperatori ancora risiedevano a Roma, ed erano convertiti al Cristianesimo.
Questa chiesa di grande antichità, inserita nella stessa residenza degli Imperatori, non era dedicata a un Martire romano, come ci si aspetterebbe. Era dedicata a un Martire di Terracina, San Cesario. Restò importante fino al VII secolo, quando ancora vi si svolgevano particolari cerimonie religioso-civili.
Ma come mai la chiesa " palatina " di Roma era dedicata a un Martire di Terracina? La cosa si spiega con la celebrità di cui San Cesario godeva nei secoli del Basso Impero e del primo Medioevo; una celebrità confermata dal fatto che vennero dedicate a questo Santo a Roma, anche altre chiese, santuari e monasteri. Una chiesa, esiste ancora: quella di San Cesario in Turri, presso le Terme di Caracalla.
Ma c'è un'altra ragione più sottile, che giustifica la scelta di San Cesario quale titolare della chiesa palatina. E la ragione è nel nome stesso del Martire. Cesario, infatti, è nome derivato da quello di Cesare, e Cesare, come si sa. era l'appellativo degli Imperatori romani.
Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari, e nella tradizione pagana, i Cesari, cioè gli Imperatori. venivano deificati, diventando oggetto di pubblico culto.
La prima e la più tenace polemica dei cristiani, a Roma e nell'Impero, fu quella contro la deificazione degli Imperatori, espressione tipica del Paganesimo di Stato. Migliaia di Martiri pagarono con il loro sangue il rifiuto di sacrificare davanti all'immagine dei Cesari, con gesto di adorazione dovuto soltanto a Dio.
Ecco perché, per soppiantare il culto pagano dei Cesari, venne scelto proprio un Santo di nome Cesario, al quale fu dedicata la chiesa sorta nello stesso palazzo imperiale. Cesario, non Cesare, Santo cristiano. non Imperatore divinizzato; testimone di Cristo e partecipe dei suoi meriti, non uomo diventato idolo grazie a una carica civile, seppure altissima.


Tratta da "San Cesario paese dell'acqua"  - AA.VV. ed. Il Fiorino


Che il territorio di S.Cesario sia stato abitato fin dalle più lontane epoche preistoriche è testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici che si sono susseguiti nel corso degli anni: indubbiamente il clima favorevole, la presenza del fiume Panaro, la possibilità di coltivare hanno da sempre richiamato insediamenti umani. Il rinvenimento di resti di capanne di età neolitica, di una necropoli eneolitica, di un villaggio terramaricolo, di reperti della cultura villanoviana e della civiltà etrusca, di monete e tombe galliche, di fondamenta di ville romane e infine di pozzi ripostiglio del tardo impero romano, stanno a dimostrare la presenza continua dell’uomo dal 5º o 6º millennio a.C. al 4º o 5º secolo d.C., anche se si tratta di insediamenti sparsi nella campagna, resa particolarmente fertile e produttiva in seguito alla centuriazione romana.

Nel secolo 5º, in seguito alle invasioni barbariche di cui sono una efficace testimonianza i pozzi ripostiglio nei quali i solerti agricoltori nascondevano i loro poveri “tesori” prima della loro fuga senza ritorno, i campi furono abbandonati e il terreno presto fu invaso da selve e paludi e si ridusse drasticamente la presenza umana.

Il primo toponimo legato al territorio è Vilzacara, probabile deformazione del latino “villa cacciaria” e viene citato in un documento nonantolano dell’anno 752 con cui il re longobardo Astolfo concede  ai monaci dell’Abbazia benedettina appena costituitasi, il diritto di passaggio attraverso la “selva di Vilzacara” situata a sud dei loro possedimenti.

Nell’anno 825, quando ai Longobardi sono subentrati i Franchi, tutta la selva viene donata dall’imperatore Lotario all’abbazia di Nonantola. Da notare però che da questo momento in poi, non si parla più solo di selva, ma di “corte” di Vilzacara, cioè luogo abitato da una comunità (forse già col suo luogo di culto); tale corte non fa parte della concessione di Lotario.

È proprio attraversando la selva di Vilzacara che l’8 luglio dell’anno 885 muore all’improvviso il papa Adriano III che sta recandosi alla dieta di Worms, per incontrare l’imperatore Carlo il Grosso, percorrendo l’unica via agibile del luogo (corrispondente all’attuale via Viazza). Ricoverato morente presso l’ospizio di S.Alberga (attuale località S.Bernardino) viene poi trasportato all’Abbazia di Nonantola dove tuttora è sepolto e venerato.

Nell’anno 1034 anche la corte di Vilzacara, dopo che nel 945 il marchese Berengario, futuro re d’Italia, l’aveva donata al suo vassallo Riprando, in seguito a scambi entra a far parte dei vasti possedimenti dei benedettini di Nonantola che sicuramente estendono anche qui la loro preziosa opera di bonifica e coltivazione del territorio.

È a questo periodo che si fa risalire la costruzione della grandiosa basilica romanica, sulla base di un preesistente luogo di culto, a testimoniare l’accresciuta importanza della comunità.

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